INTERVENTO ASS. NAZ. ARCITRANS DEL 9/5/99 - MILANO

BOZZA DI ANALISI E PROPOSTA ORGANIZZATIVA E OPERATIVA

LE GRANDI AREE DEI PROBLEMI DELLA REALTA' TRANSESSUALE

  1. Lavoro

Il lavoro costituisce uno dei più gravi problemi di tutte le persone che non riescano a vivere (totalmente o parzialmente) la propria vita nella identità di genere genetica. Questo fenomeno è particolarmente grave nelle persone giovani o che non hanno ancora trovato un lavoro. Considerata la alta percentuale di persone transessuali che diventa consapevole della propria condizione in età molto precoce si capisce l'evidenza e importanza del problema. Per una persona transessuale oggi (prima della SRS) è difficilissimo trovare un lavoro dipendente ed è talvolta problematico mantenerlo se già lo ha. Queste difficoltà possono essere riassunte nei seguenti punti:

Per le persone che non hanno ancora un lavoro:

  • Ignoranza ed ostracismo culturale;
  • Documenti di identità non adeguati al genere scelto (vedi punto 2);
  • Impossibilità (o comunque estrema difficoltà) del soggetto transessuale a proporsi nel mondo del lavoro in presenza dei due punti precedenti;

Per le persone che hanno già un lavoro:

  • difficoltà a mantenere uno standard adeguato (o considerato tale dal soggetto o dal datore di lavoro) di rendimento e di assiduità in presenza di cure ormonali e chirurgico-estetiche;
  • ambiente di lavoro improvvisamente ostile (o presunto tale dal soggetto);
  • Ignoranza ed ostracismo culturale da parte del datore di lavoro e/o colleghi.
  • Impossibilità di ottenere periodi di "aspettativa retribuita" per affrontare le cure necessarie alla transizione
  • Retribuzioni insufficienti ad affrontare i costi di una transizione e impossibilità ad ottenere anticipi del T.F.R. (liquidazione) per motivi legati al percorso di adeguamento di genere.

Ognuno dei punti sopra elencati rappresenta un ambito nel quale le associazioni di difesa e promozione dei diritti delle persone transessuali, travestite, transgender può e deve occuparsi.

Vedremo in seguito, dopo avere analizzato gli altri punti, come.

  1. Status giuridico durante la fase di transizione -Adeguamento dei documenti di riconoscimento alla identità di genere vissuta
  2. Come già esposto precedentemente documenti di identità non adeguati all'identità di genere prescelta, nelle persone pre-op o in quelle che abbiano scelto, pur vivendo in discontinuità rispetto al proprio sesso genetico, di non operarsi, contribuiscono concretamente al grave e primario problema del lavoro.

    Purtroppo questo non è che uno dei disagi provocati da questa bizzarra condizione. Se la legge 164 sancisce la possibilità di cambiare sesso, contemporaneamente non spende una sola parola per tutto il lungo percorso di transizione del quale la SRS non è che l'ultimo atto e neppure - noi riteniamo e rivendichiamo - necessariamente obbligato. Nessuna garanzia, nessuno status di riconoscimento legale per chi è in fase di transizione. Anzi, l'unica legge che possa interessare le persone in transizione è un vecchio Decreto - fortunatamente raramente applicato - che vieta ogni tipo di "travestimento e mascheramento", se non nel periodo di Carnevale!. La persona transessuale in fase di transizione è dunque, per legge, semplicemente "non prevista". Questo nonostante che la scienza medica internazionale sia unanimamente concorde nell'affermare l'importanza del cosiddetto Real Life Test (periodo di prova vissuto al 100% nel ruolo del genere scelto) prima di affrontare interventi chirurgici irreversibili quali la SRS. La legge 164 infatti prevede un lungo iter giuridico e psicologico (perizie) prima di concedere il permesso per la SRS ma non tiene assolutamente in conto il molto più utile ed efficace R.L.T. Inutile rilevare che sarebbe opportuno che le competenze sulla riassegnazione dell'identità sessuale - in attesa di tempi migliori nei quali la scelta del proprio genere sia lasciata al libero arbitrio personale - passasse dalla mano dei giudici (spesso "tuttologi" necessariamente improvvisati) a quella di medici e "pazienti", così come succede in paesi in cui vige una legge più moderna e attenta alla verità della realtà transessuale e transgender (vedi Germania).

    Questo limbo in cui la persona transessuale pre-op è costretta a vivere, genera tutta una serie di equivoci e disagi che hanno spesso il sapore del paradosso. Sentirsi chiamare a gran voce in ambienti pubblici (uffici, ospedali, ecc) con il nome del proprio sesso genetico pur magari avendo ormai raggiunto una credibilità estetica nel genere scelto - è una esperienza comune a tutte le persone transessuali. Scegliere una toelette pubblica diventa ogni volta un complicatissimo esercizio di "libero arbitrio" dovendo la persona valutare di volta in volta la possibilità di obiezioni o eccezioni alla loro scelta.

    Questo paio di esempi appena citati, pur non assumendo la gravità di altre situazioni quali la difficoltà ad ottenere un posto di lavoro, contribuiscono a far sentire la persona transessuale come un "equivoco" vivente, un qualcosa che abita in una strana "terra di nessuno".

    Anche le persone che entrano in contatto con chi è in transizione, peraltro, subiscono, anche se in modo diverso, la stessa imbarazzante sorte: devono attenersi a quanto vedono e/o leggono sui documenti (o vengono comunque a sapere) o non è piuttosto il caso che rispettino la realtà evidente di "ciò" che hanno di fronte? In ogni caso si troveranno costretti ad uno strano e precario equilibrismo: creare dentro di sé un processo fittizio di "invisibilità" di una parte della realtà che si presenta a loro contraddittoria: non vedere l'evidenza estetica e sostanziale di chi ha di fronte e attenersi al nome legale che legge sui documenti (o di cui viene a conoscenza), oppure ignorare la "legalità" e assecondare la scelta e l'evidenza della persona che ha di fronte.

    Risulterebbe pertanto utile per tutti (transessuali e non) che questo stato di "non esistenza previsto per legge" (per omissione), venisse definitivamente cambiato. Vedremo nelle conclusioni come.

  3. Assistenza sanitaria e psicologica
  4. In Italia, per certi versi, almeno in teoria, la situazione sul fronte sanitario è migliore che altrove. La Legge 164 dispone infatti che l'intervento di SRS sia a carico del SSN e quindi gratuito. Le cure ormonali necessarie sono disponibili a costi non eccessivi visto il basso costo di quasi tutti gli estrogeni e androgeni e vista l'appartenenza alla fascia A dei farmaci (e quindi in regime di "ticket") di quasi tutti i - molto più cari - antiandrogeni. Questa situazione apparentemente privilegiata si scontra comunque con la realtà: in Italia esistono pochissimi Centri Pubblici specializzati nel seguire la questione transessuale e i tempi di attesa per l'SRS in questi pochi Centri è estremamente lunga.

    Il fatto che la legislazione italiana sia (dal punto di vista economico) più vantaggiosa che altrove non dovrebbe comunque frenare da un tentativo di ulteriore miglioramento.

    Cambiare sesso non è solo cure ormonali e rimozione e ricostruzione dei genitali: la rimozione della barba (nelle m2f), l'ablazione del seno (negli f2m) e la mastoplastica (nelle m2f) ove la terapia ormonale non risultasse sufficientemente efficace, ad esempio - pur appartenendo ai caratteri sessuali cosiddetti secondari - sono assolutamente essenziali per ottenere una credibilità estetica (che di fatto diventa anche sostanziale) nel sesso prescelto. Del resto anche gli uomini genetici che soffrissero di una evidente ginecomastia o donne genetiche ipertricotiche sul viso dovrebbero avere buon diritto ad essere assistiti dal SSN.

    Rivendicare il diritto alla gratuità della correzione dei più evidenti caratteri sessuali secondari nelle persone transessuali, non dovrebbe essere considerato scandaloso nel momento in cui, già ora, la legislazione italiana prevede la condizione transessuale. E' anche convenienza della società tutta che le persone transessuali possano essere ed apparire il più possibile conformi all'aspetto estetico visibile del sesso verso il quale transizionano e non soltanto nei genitali di norma ben meno visibili ed esposti.

  5. Rapporti interpersonali (famiglia, parenti, amici)
  6. La questione dei rapporti interpersonali è un altro dei problemi che quasi tutte le persone in transizione si trovano immediatamente di fronte. Ed è talvolta un problema così grave da indurre alla rinuncia della propria scelta o peggio portare a forme di depressione più o meno gravi fino al suicidio. A mio parere dovrebbe essere un preciso compito di Arcitrans attivarsi per ridurre al minimo questo problema cercando di sensibilizzare in ogni modo l'opinione pubblica (e quindi anche i parenti e gli amici delle persone in transizione), attivando gruppi di auto-aiuto e forme di supporto psicologico individuale e familiare, possibilmente gratuite o comunque a costi migliori di quelli di mercato (convenzioni con professionisti sensibili al problema). Sarebbe inoltre opportuno attivarsi presso il Ministero della Sanità e le singole ASL affinchè nell'ambito delle loro strutture una parte del personale di formazione psicologica venisse sensibilizzato e stimolato ad approfondire la tematica transessuale al fine di consentire un eventuale e volontario ricorso ad un supporto psicologico presso di loro da parte di chi ne sentisse il bisogno.

  7. Socializzazione

La realtà transessuale, come dirò meglio in seguito è numericamente ridotta e spesso costituita da mille sottorealtà, fattori entrambi che facilmente creano le condizioni di una difficile socializzazione.

Compito di Arcitrans dovrebbe quindi essere anche quello di promuovere, stimolare, organizzare situazioni, anche puramente ricreative, che favoriscano la reciproca conoscenza e socializzazione. Al pari di quanto hanno già realizzato in passato le organizzazioni omosessuali e lesbiche, la nostra associazione dovrebbe cercare di realizzare, gestendo in proprio o attraverso propri associati,, club ricreativi (discoteche, american bar, o quant'altro la nostra fantasia e creatività può immaginare). A differenza dei locali omosessuali e lesbici questi ambienti dovrebbero comunque essere aperti (previo tesseramento) alle persone di ogni sesso ed ogni orientamento sessuale proprio perché la transessualità, non è un orientamento sessuale e non ha quindi bisogno di "discriminare" le persone in base ad esso.

La gestione di tali locali, per quanto possa apparire di difficile realizzazione, potrebbe costituire tra l'altro un'ottima forma di auto sovvenzionamento e contribuire, anche se probabilmente in piccola parte, ad offire qualche posto di lavoro in più.

 

 

LE PECULIARITA' E DIFFICOLTA' SPECIFICHE DEL MOVIMENTO TRANSESSUALE (Azioni di difesa dei diritti delle persone transessuali)

La condizione transessuale ha alcune specificità che rendono particolarmente difficile la costruzione di un movimento di liberazione (o di difesa e promozione dei diritti) transessuale. Queste specificità, come già sommariamente accennato possono essere riassunte nei seguenti punti:

  1. Transitorietà delle più importanti problematiche delle persone transessuali: A differenza delle condizioni omosessuale e lesbica che si caratterizzano in una realtà permanente nel tempo (e con essa anche le relative problematiche), la condizione transessuale è caratterizzata da un continuum di differenti step di trasformazione che portano la persona trans a vivere, nel tempo, differenti stadi di problematicità fino a raggiungere (con la SRS, quando voluta e autorizzata) una realtà di integrazione legale (riassegnazione del sesso) e spesso sociale ed affettiva. Tale conquista, ottenuta quasi sempre a costo di enormi difficoltà economiche e psico-affettive porta spesso il soggetto transessuale ad una "dimenticanza" del doloroso percorso che l'ha portata al raggiungimento del suo obbiettivo e conseguentemente ad un disimpegno da tutte le problematiche ed impegni sociali relativi.
  2. Prostituzione Come già evidenziato precedentemente, l'alta percentuale di prostituzione costituisce un'altra difficoltà nel costruire un movimento dei diritti transessuali. Lungi dal voler dare un giudizio etico o morale sulla scelta della prostituzione, conviene ricordare che essa è spesso (nei soggetti giovani particolarmente) una scelta obbligata (o perlomeno ritenuta tale) per potere portare avanti la propria transizione. Essa infatti garantisce una autonomia e indipendenza rispetto a famiglie spesso ostili o comunque non supportive e una concreta possibilità di affrontare in tempi non biblici le enormi spese che l'adeguamento dei caratteri sessuali secondari comporta. Tutto questo riporta ovviamente all'importanza dell'affrontare e risolvere i nodi che emergono dai punti 1 (lavoro) e 2 (identità e nome nella fase di transizione).
  3. Le mille diversità (arcobaleno) Ancora una volta a differenza di quelle omosessuali e lesbiche, la realtà legata alla cosiddetta "disforia di genere" (che noi preferiamo chiamare euforia) si differenzia per le infinite differenziazioni di tipologia e percorso. Parlare di una realtà transessuale oggi non ha più particolarmente senso. Anche le più o meno vecchie definizioni di travestito, crossdresser e transessuale sono insufficienti. Il transgenderismo tenta di conglobare in un unico "movimento" tutte le possibili realtà sulla mutevolezza dell'identità di genere sentita e punta sulla libertà e liberazione da ogni vincolo precostituito sulle proprie scelte di vita in merito alla stessa identità. In ogni caso le problematiche di una persona travestita o crossdresser di fronte alla società, al lavoro, alla famiglia sono di fatto molto distanti da quelle di una persona in transizione e che intende realizzare come scopo finale la riassegnazione del sesso di appartenenza genetica e ancora vi sono grandi diversità di problematiche tra chi intende transizionare senza arrivare alla SRS finale e chi invece la vuole raggiungere. Con la legislazione attuale, come abbiamo già visto, l'unico soggetto parzialmente tutelato (ma completamente solo alla fine del percorso) è quello che intende raggiungere e conseguire la SRS. Esso infatti è l'unico a porsi in un percorso legale previsto dalla legge 164 e quindi ad avere almeno un parziale riconoscimento anche sociale. Resta completamente scoperto tutto il periodo precedente alla SRS nei soggetti che intendano già vivere nel genere sentito e per tutti coloro che non intendano affrontare tale intervento (siano essi travestiti o transessuali che intendano restare - fenomeno particolarmente importante nei f2m per i quali la riattribuzione chirurgica è problematica e non ancora soddisfacente -nella condizione "non op"). In presenza di queste mille sfumature diventa più difficile individuare strategie, obbiettivi, lotte, rivendicazioni di un movimento transessuale tout court

L'ORGANIZZAZIONE - Suggerimenti.

Affinchè le difficoltà sopra elencate possano essere ridotte al minimo, in un associazione che si muove sostanzialmente su base volontaria, al di là della buona disposizione dei singoli è necessario creare una organizzazione che riesca contemporaneamente a garantire democraticità, capacità di azione e intervento e diffusione sul territorio. Al fine di garantire la massima partecipazione e viste le difficoltà logistiche legate alle distanze geografiche , fermo restando quanto previsto dallo Statuto dell'Associazione o in parziale emendamento ad esso, sarebbe auspicabile dotare l'Associazione di un Coordinamento Nord Italia (facente capo a Milano) ed uno Centro-Sud Italia (facente capo a Roma?). Questa forma organizzativa, che dovrebbe comunque agire in subordine ad una struttura Nazionale, permetterebbe probabilmente una maggiore efficacia nel promuovere iniziative e consentirebbe una maggiore partecipazione.

Sarebbe inoltre quantomai opportuno prevedere, in forma elettiva, responsabili locali (regionali e/o provinciali) della Struttura Nazionale al fine di favorire i contatti con i "media" e con le autorità amministrative e di Governo locale e di promuovere la costituzione di associazioni locali dell'organizzazione nazionale.

L'associazione dovrebbe riuscire a garantire almeno un'Assemblea Nazionale annuale nella quale fare il punto della situazione, individuare strategie e politiche da perseguire e rinnovare le cariche elettive nazionali e almeno una assemblea generale ogni 4 mesi per le strutture Nord e Centro-Sud.

Tutte le cariche dell'Associazione dovrebbero essere elettive. Tutte le persone aderenti avere diritto di partecipazione e di voto agli appuntamenti nazionali e locali sopra descritti.

 

CONCLUSIONI - IL CHE FARE (la politica dell'Associazione)

I campi di intervento possibile di Arcitrans, alla luce di quanto fino ad ora esposto, risultano, a mio parere, molteplici. Essi possono essere sintetizzati nel seguente modo:

  1. Legislativo
  2. Sociale
  3. Ricreativo
  4. Rapporti con le istituzioni
  5. Assistenza e supporto

LEGISLATIVO:

Ognuno dei punti fino ad ora esaminati ha evidenziato in maniera evidente una carenza legislativa in merito alla questione transessuale, in particolar modo per quanto riguarda il lavoro, l'assistenza medico-psicologica, l'iter burocratico-legale per arrivare alla SRS e all'adeguamento della identità di genere, la previsione di uno status giuridico nella fase di transizione.

Una legge-quadro sulla questione transessuale che conglobasse in sé tutti questi aspetti sarebbe quanto mai auspicabile e Arcitrans dovrebbe proporsi come soggetto propositivo in questo senso. In particolar modo la proposta di legge che dovrebbe essere studiata ed elaborata dovrebbe prevedere:

  • la cosiddetta "piccola transizione" sul modello tedesco (attribuzione di un nome adeguato sui documenti per chi sia in terapia ormonale e sia nella fase pre-op o "mai-op")
  • l'assistenza a carico del SSN per la modificazione dei caratteri sessuali secondari di maggiore importanza e non modificabili o scarsamente talil dalla terapia ormonale (rimozione barba, mastectomia o mastoplastica)
  • tutela del diritto al lavoro per le persone transessuali e travestite che vieti in maniera esplicita ogni forma di discriminazione ed esclusione;
  • possibilità di ottenere un periodo di aspettativa dal lavoro retribuita congruo alle esigenze dei processi di transizione e cure medico-chirurgiche;
  • possibilità di ottenere l'anticipo del TFR (liquidazione) per le spese ulteriori legate alla transizione (modificazione dei caratteri secondari di minore rilevanza).

L'elaborazione di un disegno di legge che comprenda questi punti dovrebbe essere affidata ad una commissione eletta dall'Assemblea Nazionale.

Alcune considerazioni aggiuntive:

Il periodo politico che stiamo attualmente vivendo non è particolarmente favorevole al successo di una iniziativa di questo genere, tuttavia un'associazione che promuova i diritti delle persone transessuali non può, a mio parere, non avere un proprio progetto politico che prescinda dalle condizioni estemporanee della politica nazionale. In più, se è vero che la situazione non è rosea, è altrettanto vero che può, nel tempo, solamente peggiorare. L'alternativa politica che potrebbe succedere l'attuale nei prossimi anni e nelle prossime elezioni garantirebbe ancora meno i nostri diritti in quanto in Italia non esiste una destra liberale forte ed anzi quasi la metà della destra italiana è costituita da un partito post-fascista che ha già assunto per voce del suo leader nazionale posizioni estremamente negative nei confronti dei diritti degli omosessual (e che quindi è immaginabile non possa essere particolarmente aperto verso le persone transessuali) e da partiti di formazione cattolica tradizionalista, storicamente pregiudizievoli verso qualsiasi forma di liberazione sessuale e di identità di genere.

Proporre una legge migliorativa oggi può essere difficile, domani potrebbe essere impossibile.

SOCIALE

Compito di Arcitrans dovrebbe essere anche quello di uscire dal "ghetto" sotto ogni forma e proporsi come soggetto vivo e vitale. Stabilire contatti e collaborazioni con altre associazioni (omosessuali, lesbiche, di volontariato, sindacati, associazioni civili ecc ecc) amichevoli verso la realtà transessuale risulterebbe utile ed un momento di crescita per tutti/e.

RICREATIVO

Come già detto in precedenza favorire od organizzare in proprio qualsiasi forma di associazionismo legato alla ricreazione e tempo libero (club, discoteche ecc ecc)

RAPPORTI CON LE ISTITUZIONI

Altro punto fondamentale per promuovere i diritti transessuali, transgender e travestiti è lo stabilire contatti e rapporti efficaci con le istituzioni nazionali e locali. Proposte di legge regionali (ove quella nazionale fallisse), corsi professionali con quote riservate alle persone transessuali, promozione del rispetto e comprensione del fenomeno transessuale tra i cittadini tutti, sono solo alcuni degli interventi possibili in questo ambito.

ASSISTENZA E SUPPORTO

Ovvero la promozione ed organizzazione di gruppi di auto aiuto ovunque possibile, convenzioni con Centri medici e/o psicologici per il percorso di transizione (in attesa della auspicata nuova legge),

Lungi dal voler essere conclusiva od esaustiva questa proposta si pone come un semplice contributo elaborativo sicuramente incompleto e da integrare e/o modificare.

Genova 8 maggio 1999

Mirella Izzo