UOMINI FUORI :
SCELTE ESTREME
"Female to male
", ovvero quelle persone che hanno un corpo di donna ma si sentono maschi. Cambiare sesso è possibile, ma costa: un po' di soldi, molta sofferenza, un coraggio immenso, Ecco che cosa devono affrontare per diventare come si sono sempre sentite dentro.
La Gazzetta di Reggio Emilia 17/08/02
di Ambra Radaelli
da "La Repubblica delle Donne" n° 318 del 21 settembre 2002

E' uscito nelle edicole sabato 21 settembre 2002 un interessante articolo dedicato ai transessuali FtM.
Interviste a Mirella Izzo, presidente di Crisalide, Damiana Massara, psicologa della ASL 8 di Torino, Adriana Godano, endocrinologa e presidente dell'Osservatorio Nazionale sull'Identità di Genere (ONIG) e Carlo Trombetta, urologo e andrologo della Clinica urologica dell'Università di Trieste.
L'articolo è corredato di un ampio servizio fotografico realizzato con transessuali ftm francesi.
Prossimamente sempre su "D" dovrebbe uscire un altro articolo a tematica transgender.
"La Repubblica delle Donne" è allegato al quotidiano "La Repubblica" del 21 settembre 2002
Le prime righe tratte dal servizio:
"Per favore, non parliamo di "donne che vogliono diventare uomini"". Mirella Izzo, presidente di Crisalide AzioneTrans di Genova, si incarica di farci da guida nel mondo dei Ftm, Female To Male. "Per un transessuale (al maschile: si usa il genere di arrivo, non quello di partenza) è sgradevole apparire come una "donna che ha fatto una scelta". E' più corretto parlare di uomini che hanno un passato diverso, non congruente con ciò che si sono sempre sentiti, e che hanno affermato la propria identità al di là dell'handicap iniziale". D'accordo: Ftm sarà, d'ora in poi, la sigla che useremo per definire i protagonisti di un fenomeno di cui si parla poco, anche nel mondo degli omosessuali e transessuali. Al punto che neppure Crisalide (al cui interno è nato di recente un Coordinamento nazionale trans Ftm, http://www.crisalide-azionetrans.it/cooridnamentoftm.html) sa esattamente quante siano queste persone in Italia.
"Secondo l'Oms, i transessuali e le transessuali (cioè Ftm e Mtf) nel mondo sono uno su 40mila - 100mila persone. Di questi, un 35 - 40% sono Ftm, anche se ci si sta avvicinando al pareggio. In Italia sono stimati 500, contro 1-1500 Mtf. Ma io raddoppierei: infatti, molti si fanno seguire da professionisti privati e non frequesntano le associazioni: oltre alla nostra, Arcitrans e Mit (Movimento Identità Transessuale".
(Continua su Donne)

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La copertina di "D" con l'articolo sugli ftm

SCELTE ESTREME.
Uomini
fuori
"Female to male", ovvero quelle persone che hanno un corpo di donna ma si sentono maschi. Cambiare sesso è possibile, ma costa: un po' di soldi, molta sofferenza, un coraggio immenso. Ecco che cosa devono affrontare per diventare come si sono sempre sentite dentro
di Ambra Radaelli
Foto di Flore-Aël Surun


Per favore, non parliamo di "donne che vogliono diventare uomini"". Mirella Izzo, presidente di Crisalide AzioneTrans di Genova, si incarica di farci da guida nel mondo dei Ftm, Female to Male. "Per un transessuale (al maschile: si usa il genere di arrivo, non quello di partenza) è sgradevole apparire come una "donna che ha fatto una scelta". È più corretto parlare di uomini che hanno un passato diverso, non congruente con ciò che si sono sempre sentiti, e che hanno affermato la propria identità al di là dell'handicap iniziale". D'accordo: Ftm sarà, d'ora in poi, la sigla che useremo per definire i protagonisti di un fenomeno di cui si parla poco, anche nel mondo degli omosessuali e transessuali. Al punto che neppure Crisalide (al cui interno è nato di recente un Coordinamento nazionale trans Ftm, http://www.crisalide-azionetrans.it/coordinamentoftm.html) sa esattamente quante siano queste persone in Italia. "Secondo l'Oms, i transessuali e le transessuali (cioè Ftm e Mtf) nel mondo sono uno su 40 mila-100 mila persone. Di questi, un 35-40% sono Ftm, anche se ci si sta avvicinando al pareggio. In Italia sono stimati 500, contro 1-1500 Mtf. Ma io raddoppierei: infatti, molti si fanno seguire da professionisti privati e non frequentano le associazioni: oltre alla nostra, Arcitrans e Mit (Movimento identità transessuale)". Eppure, il cambiamento di sesso è regolato. "La giurisprudenza ha interpretato la legge 164/82 in questo senso: bisogna presentare un'istanza presso il tribunale ordinario. Il giudice può, se lo ritiene opportuno, nominare un perito (psicologo o psichiatra) che escluda la presenza di psicosi gravi. A quel punto, può disporre l'autorizzazione all'intervento sui genitali, in mancanza della quale l'operazione è considerata mutilazione, perché effettuata su organi sani. La persona si mette in lista d'attesa (lunga, purtroppo) e si opera, in uno dei centri specializzati". Tra quelli che si occupano di Ftm, il San Camillo di Roma, l'Istituto dei tumori di Genova, la Clinica urologica dell'Università di Trieste, il Policlinico dell'Università di Bari, l'Ospedale Mauriziano di Torino e il Policlinico Monteluce di Perugia. "Ai Ftm la legge richiede, per la rettifica anagrafica, isterectomia e mastectomia. Non la falloplastica, mentre per le Mtf la vaginoplastica è obbligatoria. Gli interventi sono gratuiti, ma, se con la falloplastica si desidera la protesi, la si paga". E usciti dall'ospedale? "Altra istanza in tribunale. Il giudice può far verificare che l'intervento sia stato effettuato, oppure fidarsi della dichiarazione del chirurgo. Dopo di che, dispone la rettifica anagrafica, su tutti i documenti tranne il casellario giudiziario e il certificato integrale di nascita". Il tutto a pagamento. "I pochissimi avvocati convenzionati con le associazioni chiedono un migliaio di euro; gli altri, in media, 2500", dice ancora Izzo. "La persona deve pagare il perito del tribunale (250-2000 euro) e, se vuole, un proprio esperto, in modo da presentarsi in prima istanza con una perizia già fatta. Per fortuna, la Finanziaria 2002 ha esteso anche a questi casi la detassazione (circa 250 euro) di cui beneficiano alcune istanze di lavoro, quelle di separazione e divorzio". Così, per la legge, si diventa uomini. Ma nel quotidiano? Come nasce la percezione di un diverso sé, il desiderio di cambiare, il coraggio di affrontare le difficoltà? Spiega Mirella Izzo: "Non c'è un'età fissa di esordio del disagio. Si può non ricordare di essersi mai percepiti come femmine. O avere la consapevolezza della non congruenza tra identità e sesso biologico fin dai 5-6 anni. Isolarsi, soffrire per un disagio cui non si sa dare un nome fino all'età adulta. Considerare la pubertà, il menarca, lo sviluppo del seno come drammi. Vivere da donna anche fino a 50 anni. Vivere da uomo e poi magari, molti anni dopo, fare la falloplastica". Ognuno ha la sua storia, insomma. Lo ribadisce Damiana Massara, psicologa presso la Asl 8 di Torino, dove segue diversi transessuali. "Spesso succede che, nella preadolescenza, queste ragazzine si sentano più a proprio agio con i compagni maschi, rifiutino le gonne, amino il calcio. Più avanti cominciano a vedere le donne come oggetto di desiderio, a provare disgusto verso le mestruazioni e il seno, che considerano una "deformità". Il tutto senza sapere perché: l''Io sono maschio' arriva a poco a poco, e per lungo tempo resta a livello inconscio". Nel processo che porta a cambiare sesso, la psicologia ha una parte importantissima. "La terapia ha una duplice finalità: anzitutto definire l'adeguatezza della richiesta, la vera identità di questi soggetti. E poi - cosa più importante - aiutarli a conoscere se stessi come persone, complete al di là del genere. La terapia dura due anni. Alla fine dei primi sei mesi, il paziente incontra lo psichiatra, che per legge deve escludere un livello mentale troppo basso o la presenza di patologie psichiatriche. Se va tutto bene, lo psicologo stila il parere permettente per l'endocrinologo, che potrà così cominciare a prescrivere farmaci". "È questo il vero giro di boa, il momento in cui l'esistenza cambia e si comincia a vivere nel nuovo sesso", osserva Izzo. Lo spiega Adriana Godano, endocrinologa, androloga, e presidente dell'Onig, Osservatorio Nazionale sull'Identità di Genere, che raggruppa medici, psicologi, psichiatri, chirurghi, rappresentanti delle Associazioni, giudici, avvocati, teologi, filosofi della morale. "I professionisti dei Centri Onig lavorano seguendo linee guida (gli Standard per l'adeguamento medico-chirurgico del sesso) da essi formulate, che ricalcano, in parte, quelle dell'Harry Benjamin International Gender Dysphoria Association (Hbigda). Harry Benjamin, uno psichiatra, coniò il termine transessualismo e fu il pioniere delle ricerche sui disturbi dell'identità di genere, sino ad allora spesso confusi con i disturbi dell'orientamento sessuale. Tali Standard, che non sono vincolanti per legge, ma che noi proponiamo fermamente a tutti i professionisti del settore, prevedono l'ok dello psicologo (dopo almeno 6 mesi di psicodiagnosi) per poter iniziare la terapia ormonale, che ha il duplice scopo di far cessare la produzione di ormoni femminili (in modo che il mestruo scompaia e il seno cali un po' di volume e consistenza) e di indurre la mascolinizzazione del corpo (peli, barba, abbassamento del timbro della voce, aumentate masse muscolari). Il farmaco usato è uno solo: il testosterone, cioè l'ormone naturale maschile. Già dopo i primi tre mesi di terapia si vedono alcuni cambiamenti; dopo almeno un anno di terapia psicologica e ormonale (periodo importantissimo: lo chiamiamo real life test), se l'équipe esprime parere favorevole, l'interessato può presentare istanza al tribunale di residenza per ottenere l'autorizzazione all'intervento chirurgico. Dopo l'operazione, si continua con il testosterone a vita; infatti nell'uomo la produzione di questo ormone non cessa mai". Qual è l'età migliore per iniziare? "Certamente, prima si inizia, e migliore è la riuscita estetica. A rigore, l'ideale sarebbe non appena inizia la pubertà, quando caratteristiche come la voce e la struttura ossea non sono ancora fissate. Ma in Italia non si danno ormoni ai minorenni, per una questione legale ma anche etica: prima bisogna che la persona sia sicura e matura. A Londra, il professor Domenico Di Ceglie (il neuropsichiatra infantile maggior esperto di disturbi dell'identità di genere dell'infanzia e adolescenza) segue i protocolli olandesi: gli endocrinologi della sua équipe, con farmaci antagonisti dell'LHRH, bloccano la produzione degli ormoni del sesso biologico, fermando momentaneamente lo sviluppo puberale, in attesa che il ragazzo o la ragazza, grazie alla psicoterapia, giunga alla chiarezza dell'identità sessuale. Poi, se è il caso, si "sblocca", e si procede con gli ormoni del genere d'elezione. Certo, c'è anche chi inizia a 50 anni od oltre, e il risultato estetico può essere minore, ma in ogni caso, per il vero transessuale, l'obiettivo prioritario non è la bellezza o la perfezione, ma l'adeguamento del corpo a ciò che sente dentro". Esistono controindicazioni all'uso del testosterone, e quali sono gli effetti collaterali? "Le controindicazioni sono le stesse per l'uso nel maschio genetico; gli effetti collaterali sono minimi. Il più frequente (5-10%) e peggiore è l'acne. Inoltre, quasi sempre si ha un modesto aumento di peso, che però solitamente risulta gradito perché legato allo sviluppo della massa muscolare, al cambiare del corpo. Infine, salgono l'appetito, la forza fisica, il desiderio sessuale. La virilità, insomma, e quindi il benessere". Mentre tappa per tappa ci si avvicina all'intervento, si prosegue con la psicoterapia. "Affrontando, racconta Massara, "le questioni spinose: qualcuno teme la reazione dei genitori, altri si chiedono se la gente capirà di trovarsi davanti un trans, altri ancora vivono le relazioni amorose come un'incognita". È corretto dire che un Ftm, socialmente ha meno problemi di una Mtf (Male to female)? "Sì, ma solo perché è meno individuabile: nessuno potrebbe capire che, un tempo, è stato donna". La valutazione psicologica, senza la quale non ci si può operare, può anche essere effettuata da un medico legale, privato. E si arriva alla scelta irreversibile: si cambia sesso, davvero, per sempre. Carlo Trombetta, urologo e andrologo della Clinica urologica dell'Università di Trieste, spiega come questo sia possibile. "C'è anzitutto una parte demolitiva: il ginecologo asporta utero e ovaie, come in un normale intervento di isterectomia, mentre il chirurgo plastico elimina la ghiandola mammaria (non i linfonodi) modellando la cute in modo da spostare il capezzolo in una posizione "maschile". Ognuno dei due interventi può durare 3-4 ore, ma qui a Trieste tendiamo a effettuarli in contemporanea. Spesso allo stesso tempo - e questo è compito mio - si costruisce anche un neopene, allungando l'intervento a sei ore". Le tecniche sono tre. "Anzitutto la clitoridoplastica", riprende il chirurgo, "che consiste nel liberare il clitoride, reso ipertrofico dalle lunghe terapie a base di testosterone, dai tessuti circostanti. In tal modo si ottiene un organo lungo talora 5-8 centimetri, dotato - grosso vantaggio - di sensibilità erogena. La penetrazione è possibile anche perché, come anche nelle altre tecniche che poi spiegherò, il pene ha una consistenza intermedia: non si inturgidisce, ma non è mai nemmeno del tutto a riposo. L'estetica è discreta, aiutata dal fatto che (altro elemento comune ai tre interventi) nelle grandi labbra vengono inserite due protesi testicolari. Servono anche a nascondere la vagina, che non può essere chiusa completamente, per lasciare una via d'uscita alle secrezioni. L'aspetto ottenuto con la clitoridoplastica è il migliore rispetto alle altre due metodiche, ma attenzione: un pene "artificiale" difficilmente può ingannare, nemmeno alla prima occhiata. Seconda tecnica, detta di Pryor: modificando il taglio (orizzontale, sotto la linea del costume) necessario all'isterectomia, si ottiene un cilindro di cute-sottocute lungo dieci centimetri o più. In questo caso, come nel successivo, la sensibilità è tattile, non erogena. Terza, e ultima, metodica: quella detta del lembo di Chang. Consiste nell'isolare una parte dell'avambraccio, con arterie, vene e nervi, e reimpiantarla al posto del pene. È un intervento molto delicato: basta che uno dei tre peduncoli (arterioso, venoso e nervoso) non sia ben connesso, e il risultato è compromesso. Le dimensioni sono maggiori che negli altri due interventi, ma, anche qui, la sensibilità è tattile e non erogena. Per aiutare la penetrazione, alcuni chirurghi (non io) inseriscono protesi peniene; possono essere ottenute da una costola (cosa che non dà grandi risultati), oppure essere costituite da un cilindro di silicone con un'anima d'argento. Infine, come nel maschio con deficit di erezione, pure nel transessuale (con molte complicazioni in più) si può utilizzare una protesi idraulica, la cui pompa può essere inserita accanto ai testicoli. Con una semplice pressione, un liquido in un contenitore nell'addome si trasferisce al pene. Il tutto è invisibile. Ma attenzione, anche qui: mentre i risultati delle tre operazioni sono definitivi, le protesi dopo una decina d'anni possono dover essere sostituite". Gli interventi non sono particolarmente dolorosi, "grazie a una analgesia peridurale che resta uno-due giorni. La durata del ricovero varia da 10 a 20 giorni", prosegue Trombetta, anche coautore di Il transessualismo. Identificazione di un percorso diagnostico e terapeutico (Kurtis). Complicazioni? Solo nel caso del lembo di Chang: "Se l'impianto non attecchisce, la parte può andare in necrosi e cadere. Per quanto riguarda gli altri due interventi, è possibile che il pene risulti troppo corto, o le cicatrici fastidiosamente evidenti". Ben diverso il caso di chi (è il 60-70% dei pazienti a chiederlo) vuole poter urinare in piedi; in questo caso, è necessario creare una nuova uretra. "Questo significa interventi ripetuti, una medicalizzazione che dura tutta la vita e il rischio di fistole (la continuità del canale si interrompe, e l'urina fuoriesce a monte): per questo io sconsiglio simili interventi". Ma come si crea la nuova uretra? "In parte si usa l'epitelio della mucosa vestibolare vaginale. Poi, dipende dalla metodica scelta per costruire il pene. Nel caso della clitoridoplastica, c'è da sperare che ci sia molta pelle, per realizzare la porzione restante. Va detto che non è necessario che lo sbocco sia sulla punta: molti uomini ce l'hanno spostato per natura, a metà dell'organo o alla base. La cosa non dà particolari problemi, e consente comunque di urinare in piedi. Se si sceglie la seconda tecnica (Pryor), si può tentare di usare parte della mucosa buccale o vescicale, ma le esperienze al riguardo sono ancora poche. Infine, nel terzo caso (lembo di Chang) si può creare il resto del canale con tessuti prelevati dall'avambraccio". E a questo punto, si è uomini. Tutto bene, dunque, il sogno si è realizzato? Mica tanto: bisogna fare i conti con la società. "Se il trans cerca lavoro con i documenti già cambiati, non incontra più problemi di chiunque altro", dice Izzo. "Se deve trovarlo nella fase di transizione, che come abbiamo visto dura anni, è molto difficile. Ma per gli Ftm c'è meno discriminazione che verso gli Mtf, perché la donna che diventa uomo sale un gradino sociale, l'uomo che diventa donna abdica al privilegio della virilità". E chi un lavoro l'ha già? "Noi trans stiamo difendendo l'articolo 18 con le unghie e con i denti. Perché sappiamo che saremmo i primi a ritrovarci fuori". (Foto dell'ag.Volpe)