PADOVA:
Una grave notizia riguardante i diritti delle persone transessuali obbliga al risveglio dopo i "sogni" del World Pride

Non ce lo aspettavamo. Non così presto almeno. Chi ancora pensa che ormai la questione "diritti" per le persone transessuali sia solo un modo vittimistico di affrontare la realtà è servito.
Di seguito riportiamo un articolo apparso sul Mattino di Padova nel mese di luglio.
Nella pagina dei comunicati, la lettera indirizzata allo stesso giornale.


TRANSESSUALE CON PARRUCCA MULTATO PER "TRAVESTIMENTO"
IL CASO Rispolverata una legge del 1931
di Paola Malagoli

Capelli lunghi fino alla schiena, trucco marcato e appariscente, labbra rosso fuoco, un abito nero attillatissimo con ampia scollatura e spacco vertiginoso, che faceva vedere quasi tutto. Il giovane transex italiano, l'altra notte, era in attesa di clienti sul marciapiede di Limena, e i carabinieri della locale stazione l'hanno multato per «travestimento in luogo pubblico». Incredibile, ma vero, non era mai successo a Padova. Si tratta ovviamente di un ulteriore deterrente contro la prostituzione, che gli investigatori sono andati a scovare nel Testo unico di pubblica sicurezza, una normativa che risale addirittura a settant'anni fa, emessa con Regio decreto nel lontano 18 giugno 1931, ed ancora in vigore con gli opportuni aggiustamenti. La legge, all'articolo 85, sancisce con una contravvenzione amministrativa «chi compare mascherato in luogo pubblico, fatta eccezione per le epoche e con l'osservanza delle disposizioni fissate dall'autorità di pubblica sicurezza, con opportuni manifesti». Chi si traveste a Carnevale, insomma, può stare tranquillo. La contravvenzione arriva ad un massimo di 200 mila lire ed è suscettibile di ricorso al Prefetto e all'autorità giudiziaria. La giurisprudenza ha risolto gli iniziali dubbi sulla sua applicabilità a questi particolarissimi casi, confermando che la norma è pienamente valida per «chi compare in pubblico con abiti femminili perché realizza quella situazione di pericolo che si concretizza nell'ostacolo frapposto ad un pronto riconoscimento e nella maggiore facilità a compiere azioni illecite contro la pubblica moralità». Il transessuale, quando si è visto notificare la contravvenzione, è rimasto sconcertato, in quanto non gli era mai capitato niente di simile. Ha cercato di protestare, ma inutilmente. E' un venticinquenne di origine calabrese, che ormai vive e «lavora» nella nostra città. Ha ormai assunto, attraverso una serie di cure, connotati prettamente femminili, ma all'anagrafe risulta di sesso maschile, quindi punibile in base al Regio Decreto. Gli è anche andata bene, in quanto il reato è stato recentemente depenalizzato, altrimenti sarebbe finito addirittura davanti al giudice. La multa iniziale è di 40 mila lire, una cifra quasi simbolica, che dovrebbe avere soltanto lo scopo di indispettire il transessuale, in maniera da convincerlo almeno a cambiare zona. Un po' come le contravvenzioni per violazione del Codice della Strada, che vengono elevate costantemente dai carabinieri di Limena alle lucciole che battono lungo la Valsugana, accusate di intralcio alla viabilità su strada statale. Una multa di poco più di 20 mila lire, che queste clandestine devono anche pagare subito, in quanto sono prive di residenza per la successiva notifica degli atti.