RASSEGNA STAMPA PADOVA PRIDE 2002

CORRIERE DELLA SERA

Apertura di sindaco e vescovo, protesta di Forza Nuova
Ventimila gay a Padova: matrimonio anche per noi
La città del Santo divisa, ma nessun incidente

DAL NOSTRO INVIATO
PADOVA - Le due pellegrine francesi giunte a omaggiare il Santo e la sua lingua miracolosamente intatta custodita nella Basilica, alle 19 di ieri si grattavano il capo, con gesto internazionale. Avevano appena visto sfilare vicino alla Cappella degli Scrovegni migliaia di individui curiosamente addobbati e certo non era sfuggita la visione di muscoli ben torniti ricoperti da microscopici slip di pelle nera e da un paio di angeliche ali incollate sulla schiena nuda.
Appena il tempo di riprendersi dall'insolita visione che, sbucate tra le bancarelle dell'immensa piazza di Prato della Valle, le due esauste pellegrine si sono trovate di fronte a un migliaio di individui di nero vestiti. Marciavano, i mille, tra una folla silenziosa, si sarebbe detta attonita. Probabilmente le due transalpine non coglievano il senso letterale del «Boia chi molla» e del «Ce ne freghiamo della galera», ritmate da un sinistro «Sieg Heil» di memoria nazista. Ma qualcosa devono aver intuito, visto che una delle due, a un certo punto, ha chiesto all'altra: «Ce sont les fascistes?». «Sono i fascisti?». Se le due donne avessero proseguito, avrebbero trovato a qualche centinaia di metri il presidio di un gruppetto di giovani «capelloni» dei centri sociali, circondato da decine di agenti in tenuta antisommossa.
Questa era Padova ieri, una città divisa tra la giornata conclusiva del «Gaypride 2002» - cinque giorni per ribadire l'orgoglio di essere gay, lesbiche e transessuali - e i contrapposti raduni dei neofascisti di Forza Nuova e dei Centri sociali. Una città che però ha saputo resistere al rischio di una contrapposizione in piazza e che alla fine, attraverso il suo sindaco Giustina Destro, ha riassorbito nelle dichiarazioni dell'ultima ora il disagio dei gay, fino ad allora trattati come ospiti non propriamente graditi dall’amministrazione comunale.
Alla fine della giornata resta soprattutto lo straordinario successo del «Padovapride», che ha attirato 20 mila persone, oltre il doppio di quelle attese, in un lungo corteo aperto dai politici, in testa il presidente onorario Arcigay, Franco Grillini («L'omosessualità logora chi non ce l'ha») e il leader dei no-global, Luca Casarini. In mezzo, molti diessini, ma anche Marco Guaraldi, portavoce dei «Fasci italiani del lavoro», evidentemente controcorrente rispetto ai «parenti» politici di Forza Nuova.
Un corteo dalle tante sfumature. Dai ragazzi in jeans e magliette con la scritta «Vogliamo sposarci», ai parrucconi glamour di transessuali e transgender, passando per qualche perizoma abbinato con reggiseni retinati trasparenti, tutine rosa shocking e inevitabili infradito glittering. Non mancava l'ala sadomaso, nostalgica dei Village People, dotata di frustini, manette e anfibi (gli stessi indossati dai neofascisti poco più in là). Tra gli slogan, avvistati il delicato «Tieni alta la farfalla» e il primaverile «Se son lesbiche fioriranno». Come in tutte le sfilate - gay o non gay - che si rispettino, anche questa volta si sono infiltrati gruppi improbabili.
Dagli «Orsi italiani, grossi e pelosi», al movimento di Rael («Rappresentante della civiltà extraterrestre degli Elohim»), fino alla sedicente «Unione degli atei e degli agnostici razionalisti», che innalzava il misterioso cartello: «Gli integralisti ammazzano per vedere chi ha il miglior amico immaginario».
Sul palco del comizio, alla fine è tempo di bilanci, con qualche frecciata lanciata dal portavoce del «Padovapride», Alessandro Zan al sindaco Giustina Destro: «Dov'è ora il sindaco, perché non si è presentata?». Evidentemente non è bastata a Zan l'apertura inattesa della Destro, che in mattinata aveva consegnato una lettera di saluto agli organizzatori della manifestazione, nella quale assicurava di voler garantire la libertà di espressione e il dialogo.
Parole di elogio, invece, da parte di Nichi Vendola (Rifondazione) nei confronti della Chiesa padovana, «che ha espresso una posizione di apertura al dialogo».
E in effetti l'arcivescovo Antonio Mattiazzo aveva spiegato nei giorni scorsi di «rispettare» i gay e di volere «un dialogo civile, senza scontri e violenze». Ricomposta anche la frattura annunciata tra «Padovapride» e i no-global, che inizialmente volevano organizzare una contromanifestazione separata, rischiando di rubare la scena ai gay, ma che alla fine hanno scelto di sfilare dentro il corteo principale.
Da soli, invece, hanno marciato i camerati di «Forza Nuova» e del «Veneto Fronte Skinhead». Un corteo di centinaia di giovani vestiti di nero e dai capelli rasati, che sventolava simil svastiche e croci celtiche, e ringhiava al ritmo dei tamburini slogan contro «froci» e «comunisti». Nel banchetto in piazza, un cartello sintetizzava l’elaborato politico: «Più culle, meno culi». Nei volantini si leggeva: «Difendi tuo figlio, salvaguarda la tua famiglia, domani potrebbe essere troppo tardi». Per le strade i manifesti di «Forza Nuova» mostravano un uomo di colore che baciava un ragazzo, con la scritta «No ai gay, no alla pornopedofilia».
Sul palco, alla fine sono saliti Roberto Bussinello, leader veronese di Forza Nuova e difensore di qualche boia nazista, e Roberto Fiore, leader nazionale di Forza Nuova. Parole pesanti per tutti: dai «bipedi in marcia» (i no-global) alla «carovana vergognosa di depravati, marmaglia di pervertiti simili alle bestie»(i gay), alla «perfida enclave in Vaticano», alle «lobby filogay americane».
Alla fine i mille si sono dispersi, guardati a vista dagli agenti e dai pochi passanti, a pochi metri dalla basilica di Sant'Antonio, dalla quale i gay sono stati tenuti ben lontano per non scandalizzare i pellegrini. Dall'altoparlante, un motivo del gruppo skin «Gli amici del vento»: «Chi oggi ci disprezza, domani striscerà».

Alessandro Trocino


IL MANIFESTO
09/06

Padova festeggia il Gay pride
Grande accoglienza del capoluogo veneto alla parade di gay, lesbiche e trans. Sfilano in 20mila nonostante i boicottaggi del comune
GIANNI ROSSI BARILLI
PADOVA
In mancanza di una vittoria della nazionale di calcio, ieri a Padova una grande festa c'è stata lo stesso. La manifestazione dell'orgoglio gay, lesbico e transessuale è infatti riuscita benissimo e ha portato per le strade almeno ventimila persone nei ranghi del corteo. Ma ancora più sorprendente di questa cifra, più che ragguardevole per una città italiana di medie dimensioni, è stata l'accoglienza riservata all'evento dalla città, soprattutto se si tiene conto delle polemiche politiche della vigilia. Al posto dell'annunciata tensione e dei rischi per l'ossessionante sicurezza, lungo le vie attraverso le quali è passata la parata si è vista tanta voglia di esprimere aperta simpatia verso le richieste di libertà del movimento omosessuale, che nonostante la coincidenza linguistica fanno un effetto ben diverso dalle regole vigenti in quella «casa delle libertà» dove prima di entrare bisogna lasciare le impronte digitali. Per gran parte del percorso, il corteo ha sfilato in mezzo a un sacco di gente che si raccoglieva ai bordi della strada per applaudire. Stando alla testimonianza di alcuni padovani doc «una cosa del genere non si era mai vista» ed è segno del fatto che «la città non si sente rappresentata dalla sua amministrazione». Il comune di Padova, in effetti, ha fatto del suo meglio per boicottare il Pride, prima criticando la scelta di organizzarlo a pochi giorni di distanza dalle celebrazioni annuali per Sant'Antonio (in nome del rispetto verso la religione cattolica) e poi negando il patrocinio alla manifestazione e perfino l'agibilità di spazi pubblici per tenere conferenze e dibattiti. Coerentemente con questa linea di chiusura, la sindaco Giustina Destro non si è fatta vedere in piazza a fianco di gay, lesbiche e trans, anche se in mattinata aveva ricevuto una delegazione degli organizzatori del Pride per auspicare l'apertura di un dialogo in futuro.

Il dialogo, nel frattempo, sembrano averlo aperto direttamente i cittadini, che non si sono lasciati spaventare dagli eventuali pericoli di scontri con i neofascisti di Forza Nuova e sono scesi in strada anche loro. La realtà, poi, ha provveduto a spazzare via i timori per l'ordine pubblico. Qualche centinaio di neofascisti, blindatissimi, hanno fatto il loro corteo in un'altra parte della città mentre il Pride si svolgeva indisturbato. L'atmosfera gioiosa e assolutamente pacifica che è una delle caratteristiche tradizionali di ogni manifestazione dell'orgoglio omosessuale ha fatto il resto, conquistando all'entusiasmo anche molti semplici curiosi.

Tutti hanno così potuto constatare personalmente chi sono veramente gli omosessuali e i transessuali descritti dai benpensanti di provincia come agenti della premiata ditta «Satana srl». E si sono magari resi conto che la media degli spot pubblicitari che passa in tivù in prima serata contiene perlomeno la stessa quantità di incitamenti alla lussuria delle mises creative e barocche delle drag queens in ghingheri per il Pride. Sempre che non si consideri provocatorio, naturalmente, vedere due uomini o due donne andare in giro appiccicati e teneri come i fidanzatini di Peynet. Le coppie di questo genere erano davvero tante, anche se due ragazzi sono riusciti a stracciare ogni concorrenza in fatto di originalità indossando due magliette «complementari» che messe vicine componevano la scritta «Vogliamo sposarci». I colori e le sfumature dell'arcobaleno che non a caso simboleggia il Pride nel mondo c'erano comunque tutti, per lanciare un formidabile messaggio visivo di convivenza nella diversità.

Abbigliamenti stravaganti accanto a tenute dimesse, fahsion victims filiformi vicino a orsi da campionato di pesi massimi, canzoni degli Abba insieme a Bella ciao, atei convinti a pochi passi dai gruppi di gay credenti (abbastanza forti in questo nordest di radici cattoliche), mamme etero di figli gay e famiglie solidali con bambini. Porte aperte anche agli animali, cani soprattutto. Un motociclista, volendo esagerare, esibiva addirittura un cucciolo di pitone, vivo e apparentemente vegeto, intorno al collo.

Questo campionario di differenze accomunate dalla speranza di poter vivere prima o poi secondo le proprie inclinazioni al riparo da morali sessuali obbligatorie ha dato vita a una grande festa popolare senza rinunciare a un grammo del suo significato politico. Dal momento che il Pride è stato tanto osteggiato dalle autorità cittadine, lo sforzo organizzativo delle associazioni gay e lesbiche di tutta Italia, e in particolare del nordest, è stato imponente, come si è potuto constatare dall'incredibile quantità di sigle che spiccavano sugli striscioni. E anche i partiti di sinistra, la Cgil e i giovani alternativi hanno fatto la loro parte, compensando abbondantemente la mancanza di appoggio da parte del comune. Alla fine, chissà, sarà stata forse proprio la sindaco Destro a sentirsi un po' sola.


LIBERAZIONE
10/06/02

Oltre ogni aspettativa l'adesione alla manifestazione nazionale
Gaypride, trentamila a Padova
Sabrina Deligia
Fallita la contromanifestazione di Forza Nuova
«Orgoglio gay, fiero di essere quel che sei», questo lo slogan d'apertura del corteo che ieri pomeriggio ha risuonato tra le vie del centro storico di Padova. Dove oltre ventimila persone, nel primo pomeriggio, hanno sfilato nella giornata di chiusura del Gaypride. Un Pride nazionale gay, lesbico, transgender, bisessuale, laico e dichiaratamente antifascista per rivendicare tutti quei diritti di libertà che ancor oggi sono negati a una parte cospicua della società. Un corteo che ha contaminato di emozione tutta la città, per dirla con il deputato di Rifondazione comunista Nichi Vendola, tanto che a fine serata i conti delle presenze arriveranno a trentamila.
Il serpentone pacifico, colorato, lunghissimo, festoso, applauditissimo al passaggio, accompagnato dal suono di clacson, fischietti, musica e sventolio di bandiere è partito alle 16 da via Scrovegni. In testa uno striscione con la scritta "Libertà in movimento", seguito da un gruppo di motociclisti e dalle delegazioni degli organizzatori e dei gruppi politici che hanno aderito all'iniziativa: i vertici dell'Arcigay con Alessandro Zan, portavoce del movimento, affiancato dal parlamentare Ds, Franco Grillini, a seguire il presidente dei deputati Ds alla Camera, Piero Ruzzante, Nichi Vendola deputato Prc, il presidente dei Radicali, Daniele Capezzone, accompagnato dall'eurodeputato, Marco Cappato. Tra le tante e i tanti presenti alla manifestazione, visibili per bandiere e striscioni, la delegazione della Cgil e i club Arcigay di Reggio Emilia, Pisa, Brescia, Torino, oltre alle associazioni Sordomuti gay, Agedo-associazione genitori di omosessuali, Orlando, Associazione per la pace, Crisalide di Genova e il Movimento italiano transessuali.

All'arrivo in piazza Insurrezione, il portavoce dell'Arcigay Alessandro Zan ha espresso soddisfazione per l'accordo raggiunto con i centri sociali del nordest, che hanno deciso di aderire alla manifestazione, mantenendo solo un presidio strategico in una zona vicino alla Basilica del Santo. Presidio programmato in risposta al corteo-comizio, indetto contemporaneamente al Pride, dell'associazione di estrema destra Forza Nuova dal titolo "Identità e tradizione, no al gay pride". «Noi siamo con loro - ha detto Zan in merito all'accordo raggiunto con i centri sociali - e loro con noi in una battaglia di civiltà contro la violenza e la campagna di odio che questa gente porta avanti e che la pone al di fuori della Costituzione». A quanti hanno reagito con fastidio al Gaypride di Padova, Zan ha risposto: «Oggi dimostriamo con i numeri che la società sta dalla nostra parte e dalla parte dei diritti: non certo da quella dell'odio e della discriminazione». Rispetto alla "distensione" raggiunta in mattinata con il sindaco forzista di Padova, Giustina Destro, Zan, commentando l'iniziativa annunciata dal sindaco di un tavolo di lavoro sui problemi degli omosessuali, ha auspicato «che in un prossimo futuro la volontà manifestata dal sindaco nel corso dell'incontro possa tradursi in una realtà concreta». Il corteo si è chiuso con un raduno finale in centro storico dove si sono incontrati i ragazzi dei centri sociali, i disobbedienti e i rappresentanti delle numerose associazioni che hanno dato vita al Padovapride.

Ben diversi i toni del raduno delle organizzazioni di estrema destra: il corteo - un centinaio di persone - guidato dal leader di Forza Nuova, Roberto Fiore, è partito da Prato della Valle, dove è ritornato dopo un breve percorso circolare transitando anche davanti alla Questura. «Difendi tuo figlio, salvaguarda la tua famiglia, domani potrebbe essere tropo tardi: fermiamo l'omosessualità imposta come moda, ogni forma di perversione e la piaga della pedofilia» questo il contenuto del documento diffuso da Forza Nuova. Il corteo xenofobo - autorizzato - ha sfilato all'interno di un cordone ininterrotto di forze dell'ordine che ha impedito qualsiasi contatto tra le due manifestazioni, del tutto ignorato dalla città in festa, trascinata fino a tarda notte dalla forza antifascista dell'orgoglio gay.


IL GAZZETTINO
9 Giugno 2002

MONDO GAY
Barbara, 46 anni, conturbante transessuale, ha fatto "la vita" per trent'anni, oggi assiste anziani Sfila anche Genny Random fasciata in una tutina leopardata, è la più acclamata star dei locali gay

«Anche gli angeli possono essere gay». Lo affermano Marco e Marco, amici, non amanti, fasciati in costumino aderente con le ali, nere per uno (più frustino sadomaso) bianche per l'altro. "Rappresentiamo la lotta tra il bene e il male - dicono - tra angeli buoni e luciferini, è un messaggio rivolto alla Chiesa". Sfilano tra i flash dei fotografi i due "angeli gay" e sotto le alucce esibiscono bicipiti scolpiti e glutei da copertina. Belli, un corpo perfetto da esibire. Come bella è Barbara, transessuale che viene da Milano e si è fatta già 31 gay-pride. Miniabito nero che nulla lascia all'immaginazione, seno provocante, lunga chioma nera, labbra rosso fuoco, 46 anni che sembrano 25, magìe della chirurgia estetica e di un lungo percorso liberatorio. «Di giorno ci umiliano - racconta Barbara - ma di notte ci cercano. Io facevo la vita oggi mi sono ritirata, assisto anziani in una casa di riposo». Insieme a lei due amiche trans brasiliane, Riccardo-Angela e Susy Brazil, colorate e appariscenti, precisano «non abbiamo ancora affrontato l'operazione, siamo donne con i muscoli».Arrivano da Pisa Federica, 30 anni e Francesca, 28, si baciano appassionatamente. E' un amore iniziato tre anni fa e questo di Padova è il loro primo "gay-pride", una sorta di viaggio di nozze. "Vogliamo farci vedere, per dimostrare che esistiamo e siamo tante - urlano abbracciate - manifestiamo per ottenere gli stessi diritti degli altri". Prima esperienza di sfilata dell'orgoglio gay anche per tre giovanissimi di Mestre, Alessio, Gianluca e Daniele, 19 anni, che si sono portati dietro due fans, le amiche-sostenitrici Martina e Silvia, che non sono lesbiche, ma infondono loro coraggio, li aiutano ad affermare la loro omosessualità alla luce del sole. Dalla Colombia, Henry e Herman vestiti da samurai, mastodontici dal sorriso tenero, accompagnati dal cagnolino mascherato Giordi, sono al sesto gay-pride. "Vogliamo uscire dal buio - fanno sapere - farci guardare, dimostrare che non ci sono diversi, siamo tutti uguali". La roulotte leopardata delle drag-queen è bersagliata dai fotografi, a bordo di una Volvo station-wagon rosso fuoco, guida la carovana Genny Random, acclamata primadonna dei locali gay di tutt'Italia. Fasciata in una tutina leopardo, la sinuosa Genny sorride e si mette in posa accanto a Loren De Glamour e all'imponente Sheila De Rose, numero di scarpe 47, chissà la fatica per trovare tacchi a spillo di quella misura. Sfila anche Marcella Di Folco, mitica leader del Movimento d'Identità Transessuale. «Chiediamo l'equiparazione dei diritti civili e umani - spiega la battagliera Marcella - non esistono cittadini di serie A e di serie B, la società deve capirlo».
Francesca Visentin



IL MATTINO DI PADOVA
9/06

A Padova una folla impressionante ha partecipato alla sfilata. Gay e lesbiche da tutta Italia ma anche la sinistra e la Cgil
Orgoglio e diritti: 20 mila in corteo
Un clima gioioso, scongiurati gli incidenti, fischi alla Destro
Zan: «Noi siamo dalla parte della legalità Chi ci minaccia si pone fuori dal tempo e dalla Costituzione»

di Filippo Tosatto

PADOVA. Ventimila persone, un corteo impressionante che ha colto di sorpresa gli stessi organizzatori. Un Pride festoso e variopinto, pacifico e civile: che rilancia la vocazione «trasversale» del movimento lesbogay. Capace di calamitare alleanze nell'arcipelago progressista, affogando in un mare di folla l'aggressività di Forza Nuova e relegando a comprimari i centri sociali, pure partecipi all'everto. Smacco cocente per Giustina Destro: sindaco «invisibile» di una città che ha accolto il Pride con simpatia.
Una lunga giornata per Padova, dove l'orgoglio omosessuale ha messo in sordina le provocazioni più ostentate per assumere il volto e il linguaggio dei diritti civili. Palloncini, disco music e balletti transessuali sul furgoncino imbandierato alla testa del corteo: poi, la staffetta di motociclisti gay in pelle nera e l'arcobaleno di associazioni e movimenti provenienti da ogni angolo del Paese. In prima fila i circoli di omosessuali - Crisalide e Orsi, Orlando e Gioconda - dai nomi fantasiosi e allusivi. Poi i Comunisti - «Avanti popolo contro il nuovo fascismo» recita il loro striscione - e Rifondazione, il plotone dei Ds guidato da Cesare Damiano e i ragazzi della Sinistra giovanile, i socialisti e i verdi. Bionde transex platinate e leopardate, bandiere gialloverdi di Legambiente, gruppi e comunità cristiane, delegazioni radicali e di Amnesty International. Nel bel mezzo, la «schiera dei disobbedienti» capitanata da Luca Casarini, tenuta d'occhio dai celerini. Visibile e «pesante» la presenza della Cgil, che sguinzaglia cento delegati a svolgere il servizio d'ordine.
Da via Scrovegni alla stazione, nel cielo di piombo volteggia un elicottero, i curiosi gremiscono i marciapiedi. Slogan ritmati - «Lesbo qua, lesbo là, lesbo tutta la città»; «Giustina, Giustina, dove sei? Oggi Padova è tutta gay» - echi dell'ultradestra, proclami bellicosi dei No Global: «Questo è giorno del Pride» sorride Franco Grillini, parlamentare e presidente onorario di Arcigay «non è tollerabile il parassitismo politico di chi cerca di strappare il palcoscenico alla difesa dei nostri diritti». In corso del Popolo una salva di applausi, dalle finestre dei palazzi c'è chi lancia fiori: «La risposta della città è straordinaria» commenta il deputato diessino Piero Ruzzante «oggi ha vinto la libertà e hanno perso gli assenti. Forza Nuova? Denunceremo in Parlamento la sua apologia del nazifascismo in spregio alle leggi in vigore».
Ragazzi mano nella mano, ragazze che si baciano, tante coppie etero, giovani genitori con i bambini appollaiati sulle spalle. E' un sabato particolare, dove normalità e trasgressione si mescolano senza respingersi in un trionfo di piercing e piume di struzzo.
Fino a piazza Insurrezione, tappa conclusiva del Pride. Dove la vistosa trans Barbara improvvisa una lap dance non proprio patinata, gli amplificatori scaricano la voce di Madonna («Like a Virgin» o giù di lì) e miss Pomponia, madrina dell'evento, dà il via agli interventi dal palco.
Un boato accoglie Alessandro Zan, laureando in ingegneria un po' timido e dai modi educati, proiettato all'improvviso sotto i riflettori: «Siamo in tanti, è una festa incredibile, noi siamo dalla parte della legalità, chi ci minaccia è fuori dal tempo e dalla Costituzione». Ringrazia i parlamentari presenti - assenti i big, Cofferati ha inviato un messaggio - e chiede alla platea: «Dov'è il sindaco? Si faccia vedere, l'avevo invitata sul palco, pensavo che rappresentasse l'intera comunità».
A seguire, le testimonianze di Mara Siclari - «Sono transessuale, milito della Cgil ma soprattutto vivo con la mia famiglia» dice - e di Simonetta Brizzi, dipendente dell'Usl di Verona «discriminata perché lesbica». Poi, tutti in Fiera: canta Irene Grandi, c'è il party. Che la festa continui.


IL MATTINO DI PADOVA
9 GIUGNO

Folla come per gli alpini
In piazza Petrarca «contatto» con una coppia di sposi
I PADOVANI Partecipazione tra curiosità e sorrisi

di Paolo Vigato

PADOVA. Non proprio coinvolta, ma massicciamente presente. Padova ha risposto «alla padovana», com'era naturale, al grande corteo del Gay Pride. Con partecipazione emotivamente - almeno per quel che si è visto nei contegni esteriori - piuttosto contenuta, ma «assistendo» alla parata in massa, senza imbarazzi e anzi con molto interesse, con malcelata curiosità («ma che differenza c'è fra travestito e transessuale? cosa vuol dire transgender?»). Alla variopinta e rumorosa «processione» ha fatto ala una folla davvero oceanica. Difficile far confronti, ma per riscontrare un afflusso di gente tanto imponente occorre riandare al maggio del '98, al raduno degli alpini.
Con «climi» ovviamente assai diversi. Al patriottismo condìto d'una certa sacralità di quella occasione, effettivamente «nazionale», ieri hanno fatto da contraltare atmosfere differenziate e decisamente laiche, pure licenziose. In parte avvertiti di quanto li aspettava, in parte colti alla sprovvista durante lo shopping e le «vasche» del sabato pomeriggio in centro, i padovani e i paesani arrivati dalla provincia hanno comunque aderito di buon grado alla maxi festa. Una kermesse che solo sporadicamente li ha convinti a unirsi alla corrente, mentre in tante migliaia hanno occhieggiato dai marciapiedi, dai portici, dai bordi delle vie percorse, in tante altre migliaia più prudentemente dalle finestre. Alle quali non c'erano bandiere o striscioni, ma dalle quali non sono mancati svariati «dialoghi» a distanza fra abitanti e manifestanti. Il tutto in una «scena» cittadina frizzante e leggera, senza tensioni salvo occasionali episodi d'indirizzi di battute volgari, sempre da lontano e preferibilmente dall'alto di case irraggiungibili se non da risposte a voce.
Numerosissime invece le espressioni di simpatia, con frequenti applausi e qualche autentica ovazione (particolare successo ha riscosso il drappello dei «genitori di omosessuali»). Forte interesse, nella città di Sant'Antonio, e a pochi giorni dalla sua festa, per i nutriti gruppi di omosessuali cattolici o cristiani (o magari «credenti» come nel caso di un'associazione). Un'aura «impegnata» e complessivamente solidale quanto rilassata ha caratterizzato la partecipazione dei padovani: la cui disinvoltura è stata fra l'altro testimoniata dai parecchi che si sono uniti al corteo con il proprio cane. Numerosi e protetti i disabili.
Il percorso non ha mancato di scoprire le varie «città» che compongono Padova, con anime lontane pur nel raggio di poche centinaia di metri. Così, esclusa dal tragitto la Padova storica e monumentale del centro attorno all'Università e alle piazze, si è partiti attraversando l'area più interetnica e del confronto tra culture fra via Scrovegni, la Stazione ferroviaria e corso del Popolo. Dove però gli stranieri e in particolare i magrebini e gli altri africani che risiedono fra noi, si sono limitati a guardare e al massimo a salutare, non venendo coinvolti (con l'eccezione di qualche movimento di danza abbozzato da nigeriane). Dal corso a piazza Garibaldi e poi nelle vie Filiberto, Risorgimento e Matteotti, fino a largo Europa, il Gay Pride ha incontrato la città della «roba», dei riti della compravendita, con parecchi negozi peraltro chiusi precauzionalmente (mentre da quelli aperti hanno volentieri improvvisato mini-parate frotte di commesse). In piazza Petrarca è avvenuto il felice contatto, nel segno dello scambio fra «omo» ed «etero», con una disinvolta coppia di sposi appena usciti dalle nozze nella chiesa del Carmine. In piazza Insurrezione, l'eco di manifestazioni e presenze variamente storiche, dal Duce a Luciano Lama.


IL MATTINO
9 GIUGNO

IN VENTIMILA AL CORTEO CONCLUSIVO DELLA 5 GIORNI SUI DIRITTI NEGATI
E Padova applaude al Gay Pride
Una festa pacifica e colorata, archiviate le polemiche della vigilia
FELICE PADUANO
Nonostante la presenza dei cortei collaterali organizzati da Forza Nuova, con in testa il segretario Nazionale Roberto Fiore e dei centri sociali del Nord-Est, guidati dal leader Luca Casarini, il corteo finale del PadovaPride 2002, che ieri pomeriggio si è snodato lungo le vie della città di Sant’Antonio non ha registrato alcun incidente e nessuno scontro. La manifestazione è stata una vera festa. Hanno sfilato, da via degli Scrovegni a piazza Insurrezione, la piazza storica del Veneto, oltre 20 mila persone. Omosessuali, lesbiche, travestiti, transessuali e tanti, ma tanti attivisti della Cgil del Veneto e dei partiti della sinistra. In prima fila anche i parlamentari di Rifondazione Comunista, Niki Vendola, Piero Ruzzante, dei Ds, il leader nazionale degli omosessuali, Franco Grillini, l’europarlamentare del gruppo radicale, Maurizio Turco, Cesare Damiano, l’esperto dei problemi del lavoro della segreteria nazionale dei Ds. In mezzo a loro anche Aurelio Mancuso, segretario nazionale dell’Arci-gay.
Mai nella città del Santo si era visto un corteo così colorato e trasgressivo. Ragazzi che si baciavano, lesbiche a seno nudo, femminielli in tanga. Un transessuale di Bologna ha sfilato col suo cane Rotweiller nero, con in testa un grande nastro rosa. Gay anche il cane? In strada anche Ponponia di Trento, un omone-donnona, nominata art-director della manifestazione. Su un carro c’era anche il mister gay d’Italia, eletto a Bergamo il 13 aprile scorso, il 24enne napoletano Cristiano Luongo, residente in corso Garibaldi. Folta anche le delegazioni Arci arrivate dal Sud tra cui quelle Antinoo di Napoli, Siracusa e della Calabria. Protagonisti della manifestazione anche la musica, in particolare i tamburi e la tecnomusic sparata ad altissimo volume, e i balli messi in scena lungo il percorso del corteo. Spettacolari anche gli slogan scanditi da alcuni manifestanti. Davanti la sede della Cisl gli attivisti della Cgil, che hanno provveduto anche al servizio d’ordine, hanno gridato «Pezzotta, dove sei, lascia Berlusconi e vieni con i gay».
In processione anche una delegazione dell’Agedo, l’Associazione dei Genitori con figli omosessuali. «Il nostro ruolo - ha detto la presidente Paolo Dell’Orto, milanese - è fondamentale per cercare di fare superare alla gente i pregiudizi contro i giovani omosessuali. Siamo qui anche per fare capire al Governo Berlusconi di effettuare una politica diversa per tutelare meglio i diritti degli omesessuali».
Il corteo, che ha mandato in tilt il traffico della città per oltre 3 ore e che è stato vigilato da 300 agenti di polizia, predisposti dal Prefetto della città, il napoletano Gianvalerio Lombardi, è terminato alle ore 18. Dal palco hanno parlato anche Niki Vendola, Franco Grillini ed Alessandro Zan, l’anima organizzativa del PadovaPride. «Abbiamo vinto ancora una volta noi contro i pregiudizi sessuali - ha detto Grillini -. La città ci ha accolto con grande simpatia e con una valanga di applausi. Ci fa piacere che lo stesso sindaco, Giustina Destro, alla guida di una giunta di centrodestra, abbia ricevuto questa mattina la nostra delegazione e che quindi sia stato riaperto il dialogo, dopo gli attriti iniziali avuti con An».
Più politico l’intervento di Vendola. «Finalmente torna la festa come forma della politica, che disinnesca il meccanismo di conflittualità, che si era creato alla vigilia del Gay-pride». Dopo il corteo, tutti in piazza ad ascoltare il concerto di Irene Grandi.


IL GAZZETTINO ON LINE
9 GIUGNO


Domenica, 9 Giugno 2002

Passa il Gay pride e Padova lo applaude
La città ha risposto con curiosità e simpatia alla manifestazione. Migliaia i padovani lungo il percorso

Passa il gay-pride e Padova applaude. In un momento l'orologio culturale della città che qualcuno voleva fermo al secolo scorso ci riporta in perfetto orario sul clima del terzo millennio. La simpatia con la quale ieri migliaia di persone ferme lungo il percorso della parata hanno salutato la manifestazione zittisce d'un canto chi voleva una città bigotta e cieca. Alla fine sono gli stessi manifestanti i più stupiti e rispondono con fragorosi applausi ad ogni saluto dalle vetrine, dai balconi, dalle fermate degli autobus. È il dato più stupefacente, più ancora dei ventimila che ieri pomeriggio hanno colorato una città che ha scelto di esser per un giorno "diversa" per essere invece uguale ai diversi e così accoglierli. Una lezione per tutti interrogare Nuccia, 63 anni, e sentirla dire: «Ognuno è libero di vivere la propria sessualità» oppure Mariella, 52 anni, che ha un cartello "Siamo tutti diversi". Insegna italiano e latino in un liceo cittadino, dice: «Vorrei che i miei studenti accettassero tutti quest'idea».
D'altro canto anche le barricate politiche che erano state alzate dalla destra, Forza Nuova, e dagli autonomi dei Centri sociali si sono disciolte. I primi, poche decine, hanno tenuto il loro contro corteo nei pressi del Prato della Valle senza incidenti, ribadendo il no verso alcun diritto ai gay. I secondi, anch'essi qualche decina, hanno accettato l'invito degli organizzatori di unirsi al Pride ed evitare qualsiasi forma di violenza. Così la tanto temuta tensione si è sciolta e la parata è stata quello che doveva essere, una festa colorata, "benedetta", seppur all'ultimo momento, anche dal sindaco Giustina Destro che in mattinata aveva incontrato gli organizzatori del Pride, toccata nell'intimo da un colloquio avuto nei giorni scorsi con la mamma di un figlio gay. Dopo equivoci e incomprensioni anche l'amministrazione comunale sembra aver imboccato la strada più intelligente: «La posizione del Comune è stata strumentalizzata - ha ribadito il sindaco - compito precipuo dell'amministrazione è di assicurare a tutti di poter esprimere le proprie posizioni favorendo in tutti i modi la via del dialogo». Da questo punto di vista Giustina Destro ha deciso di avviare un gruppo di lavoro per aiutare le famiglie degli omosessuali a vivere e far vivere ai loro figli una sofferenza minore sia fra le mura di casa che a livello sociale e scolastico.

Il corteo, partito alle 16 da via degli Scrovegni, è stato un vero spettacolo di colori e di suoni. Dai camion con le casse a tutto volume si dimenavano "drag queen", travestiti e ragazzi con una fisicità prorompente a manifestare l'orgoglio di essere diversi. Cristiano Luongo, 24 anni, eletto il mese scorso a Bergamo mister gay era su uno dei camion. Piaceva anche a Marta 22 anni, ferma lungo il percorso. «Ha un bel sedere» è stato l'asciutto commento. Una colonna sonora di slogan come "Lesbo qua lesbo là lesbo tutta la città" ha fatto da cornice ad un serpentone che ha attraversato tutto il centro. Davanti alla sede delle Cisl il massimo è stato: «Pezzotta dove sei? Lascia Berlusconi vieni con i gay" che la dice lunga sul clima. Intanto sfilavano striscioni di tutti i generi, dalle Arcigay del Friuli, fino a quelle di Calabria e Sicilia e uno con su scritto "Se son lesbiche fioriranno".

Sul palco in piazza Insurrezione, davanti ad una piazza gremita, si trovano anche alcuni esponenti politici. Il deputato Ds Piero Ruzzante, Cesare Damiano della segreteria nazionale Ds che ha dato l'adesione ufficiale al Pride, Niki Vendola onorevole di Rifondazione, gli eurodeputati radicali Marco Cappato e Maurizio Turco, Franco Grillini, presidente onorario Arcigay che indossa una maglietta con un'impronta digitale e la scritta: Impronta gay, a quando? alludendo alla legge sugli immigrati e alle discriminazioni generalizzate. Alessandro Zan, l'organizzatore, lancia un dardo verbale: «Siamo dalla parte dei diritti, quelli dall'altra parte sono fuori dal tempo». Poi c'è spazio per le testimonianze. Simonetta Brizzi, tecnico di laboratorio a Verona, lesbica, allontanata dalle sue funzioni e Mara Siclari, sindacalista: «Non ho scelto di essere transessuale come non ho scelto il colore dei miei occhi».

Mauro Giacon


L'ARENA DI VERONA
9 GIUGNO
BRESCIA OGGI
9 GIUGNO

Domenica 9 Giugno 2002

Padova. Allegria, colore e nessuna provocazione alla festa degli omosessuali. Contromanifestazione degli skinheads

Gay sì, ma senza trasgressioni

Padova . «Libertà in movimento» per ribadire l'orgoglio di essere gay, lesbiche o transessuali. A Padova ieri si sono date appuntamento 20 mila persone - per gli organizzatori, la metà secondo le stime delle forze dell'ordine - per chiudere con un corteo il Gaypride targato 2002, segnato da cinque giorni di incontri e dibattiti sul tema dei diritti civili e sociali. Una manifestazione senza ostentazioni, senza la marcata volontà di caricare i segni della propria appartenenza sessuale, ma all'insegna dell'allegria e della forza di chiedere diritti che non sono per una minoranza ma sono «la cartina di tornasole» del grado di civiltà di una nazione.
In prima fila, dietro un lungo striscione bianco con la scritta inneggiante alla libertà che non si ferma mai, alcuni parlamentari italiani ed europei, e poi via i rappresentanti di tante associazioni, di tanti gruppi che si richiamano alla libertà sessuale, presente anche il portavoce de «I fasci italiani del lavoro» Marco Guaraldi, che ha disapprovato la contromanifestazione di Forza Nuova.
«È l'irruzione della festa nella politica - dice Nichi Vendola (Prc) - ed è un bel modo di sconfiggere ogni pulsione di intolleranza».


IL GAZZETTINO ON LINE
9 GIUù

Domenica, 9 Giugno 2002

Cordone di poliziotti per Forza nuova, i centri sociali aderiscono alla sfilata. L’unica "tensione": una ragazza con la maglia della Croazia
Gay Pride, in ventimila al corteo di Padova
Una manifestazione pacifica ha chiuso la cinque giorni degli omosessuali. Carri carnevaleschi, niente scandali

Padova
NOSTRO INVIATO

Padova sperava di scendere in piazza per festeggiare l'Italia; si è ritrovata in strada per applaudire il Gay pride. Tanta gente come non se ne vedeva da anni lungo le vie della città del Santo. E così nel giorno in cui (oltre agli azzurri) perdono anche gli estremisti di Forza Nuova e quelli dei Centri sociali che per carenza di adesioni devono rinunciare ai fieri propositi di battaglia, gli unici vincitori sono i diecimila e più omosessuali e gli altrettanti padovani che hanno manifestato dentro e ai lati del corteo che ha chiuso cinque giorni di manifestazioni e polemiche.

Polemiche vane, a vedere quel che è successo ieri. Forza Nuova aveva promesso di sbarrare la strada al Gay pride con le buone o con le cattive, Luca Casarini aveva assicurato un pomeriggio caldo: niente di tutto questo. I neri sono stati abbandonati al loro destino, circondati da un imponente cordone di polizia e carabinieri; gli autonomi hanno fatto due conti (e soprattutto si sono contati) preferendo accodarsi come scolaretti al corteo ufficiale. Sotto scorta hanno fatto un largo giro e si sono infilati nel serpentone che è partito da via Scrovegni, dalle parti della Fiera.

Confusi, annegati in un fiume assolutamente composto sul quale spiccavano alcuni carri dal sapore carnevalesco. Qualche travestimento "eccessivo", giusto per rallegrare i partecipanti, ma non tale da scandalizzare le migliaia di curiosi che hanno affiancato la sfilata. A Carnevale, onestamente, si vede ben di "peggio". E se l'Italia dovesse vincere il Mondiale (cosa sulla quale ben pochi ieri scommettevano), in confronto quella della del Pride farebbe la figura di una manifestazione di scolaretti.

E allora, perché tante polemiche? Valeva la pena minacciare fuoco e fiamme, da una parte e dall'altra? Non c'è stata nemmeno la strumentalizzazione politica sempre in agguato in questi casi. C'era solo qualche deputato dei Ds, della Margherita e dei Radicali un pugno di bandiere della Sinistra giovanile, di Rifondazione e della Cgil. Il resto, a parte qualche attempata drag queen che si agitava sui carri e una geisha che richiamava il Giappone (e ieri pomeriggio non era proprio il caso...), era una lunga teoria di giovani, alcuni lievemente effeminati, alcuni palestrati, molte ragazze mano nella mano: nulla che non si veda ogni giorno nell'indifferenza generale. Slogan da educandato e poc'altro di scandaloso.

Due ragazzi in costume con finte ali da angelo bianche e nere attiravano i fotografi: «Non fai una foto anche alla mia amica lesbica?». «A parte che non sono lesbica...» replicava nascondendosi la ragazza. Un caso isolato: la voglia di farsi vedere era tanta, anche da parte di chi certo non passerebbe inosservato nemmeno a una sfilata del Carnevale di Rio. Come Barbara, un transessuale che dopo 30 anni di "vita" sulla strada si è ritirata dalla professione: alta due metri, con qualche chilo di silicone, due ville e un ricco conto in banca, svettava fiera in testa al corteo esibendo trucco vistoso e minigonna ascellare: fa l'assistente volontaria in una casa di riposo nel veronese. Vogliamo parlarne male? Si può anche fare, ma partendo dal presupposto che sono maggiori i problemi che Barbara si trova ad affrontare tutti i giorni, di quelli che lei causa alla società con il suo modo di essere.

Forse proprio la "normalità" delle migliaia di persone che hanno attraversato Padova ha convinto i padovani a trasformarsi da curiosi in sostenitori: lungo il rettilineo che dalla stazione diventa Corso del Popolo e Corso Garibaldi c'era molta più gente che in un arrivo del giro d'Italia, e ben pochi hanno dato segni di disapprovazione, forse sorpresi dalla "compostezza" dei manifestanti. L'unica provocazione capace di suscitare malumore è arrivata da una ragazza sbucata all'improvviso dai giardini dell'Arena: indossava una maglietta della Croazia. Ma ieri ha vinto anche il Gay pride: onore al merito.

Ario Gervasutti


ILMATTINO DI PADOVA
9 GIUGNO

Guardateci, siamo gente normale»
Le storie, gli amori e il look
di gay e lesbiche in corteo
Dal filippino Leonardo alle farfalle dell'Alto Adige Ma le drag queen sono uno schianto

PADOVA. In tre, sui 30 anni, giacca grigia e cravatta, tipi che più a posto non si può. Sfilano nel cuore del corteo, e si capisce che non sono lì per caso. In testa hanno berretti con la visiera: il primo con la scritta «il tuo impiegato di banca», il secondo è «il tuo assicuratore», il terzo «il tuo farmacista». E' il senso di questo, come degli altri, Gay Pride: siamo gente normale, come voi facciamo lavori normali e siamo tanti. Ma proprio tanti. I 20 mila a Padova erano solo quelli disposti a farsi vedere, ma gli altri, quelli che sono rimasti a guardare, nascosti dietro alla finestra di un'identità posticcia, devono essere una marea. Quelli che invece ieri dalle finestre penzolavano a corpo morto, a guardare il corteo, erano i padovani.
Chi con la macchina fotografica, chi col bambino in braccio, chi col binocolo e chi, le clienti di un parrucchiere, con la tintura colante dai capelli. E, d'altra parte, quel fiume placido, orgoglioso e soprattutto allegro, è roba che non si fa dimenticare. Infatti, tutti fotografano, si fotografano e si fanno fotografare con i personaggi più appariscenti: Leonardo, 36 anni, è bombardato dai clic. Filippino, capelli alle spalle e abbagliante con il costume tradizionale di casa sua, ovvero nudo salvo un paio di passamanerie rosse di traverso sul corpo senza un pelo. Piume in testa. Un ben di dio pensano le etero, lo stesso pensa il suo fidanzato Massimo di 36 anni, impiegato statale di Roma: stanno assieme da 8 anni e 3 mesi, si sono scambiati gli anelli in una cerimonia tra amici e Massimo ha dovuto assumerlo per via del permesso di soggiorno. Assunzione fittizia, ma i contributi all'Inps li deve pagare, come le rate del mutuo che hanno fatto assieme.
«Tieni alta la farfalla» grida lo striscione delle lesbiche dell'Alto Adige, tante e scatenate, farfalle comprese. Va molto il kilt, dev'essere il diktat dell'ultimo Pitti omo di Firenze: maglietta bianca, gonnellino scozzese e anfibi, orecchino e tatoo sono dei must. «Me lo sono messo in omaggio a Madonna, che è la nostra madrina» dice Fabrizio, 20 anni, animatore turistico di Asti, arrivato col fidanzato che lavora in un supermercato, ha 27 anni e si chiama Salomé, in tema con il costume: veli verde pisello, top luccicante, chiome corvine, sandali numero 48, sugli occhi una riga di eye liner discreta come un'autostrada. Ma al lavoro ci vai così? Noooooo, mi metto in giacca. Così mi vesto per giocoooo! Quelle della farfalla cantano, ballano e si tirano dietro applausi dai simpatizzanti lungo il percorso, passano quelli della comunità cristiana di Pinerolo, passa una delizia mulatta che gronda pearcing, passa un trentenne in maglietta, quanto di più serio non fosse per il boa di struzzo. Sono tutti divertenti, divertiti e ironici. Passano, e si fermano, Domenico, 28 anni, calabrese e Germano, 32 anni, sardo: abitano a Genova, il primo ha una catena di negozi di abbigliamento, il secondo fa le pulizie in ospedale. Torso nudo, cuoio nero, cerchietti nei capezzoli e collanina-collare a spuntoni: parrebbero i cugini di spartacus, sono invece i fidanzatini di Peynet. Appiccicati se ne stanno, bacetti si danno, lievi carezze si fanno. Poi Peynet si sposta un attimino e partono le lingue e le mani. Che sarà, «siamo fidanzati da una settimana, è una storia che durerà, abbiamo gli stessi gusti». E si vede. Quelle della farfalla sono sempre più ilari, sfila lo striscione «se son lesbiche fioriranno» e passa Barbara con due amiche. Un metro e 85 più una spanna di tacchi, gonna scomparsa, capelli fino ai gomiti: ha 46 anni, è di Milano, già operata, ha cominciato a battere a 16 anni e adesso, dopo 30 anni, ha smesso. Vive con gli affitti di case che è riuscita a comperare e se la passa bene, adesso. Con lei Susy-Andrea, 21 anni, dal Brasile che ha lasciato una carriera sul parquet della pallavolo e Riccardo-Angela Giada, di Milano: metri di ciglia finte e chilometri di marciapiede. Loro se la passano meno bene. Marzia, 40 anni, è architetto, Laura, 49 anni, assistente in casa di riposo, Teresa, 45 anni, dipendente statale: vengono da Brescia, sobrissime, jeans, magliette, scarpe basse (il look delle gay donne è quanto di più misurato si possa immaginare). Loro non sventolano farfalle ma non hanno mancato un Pride. Le drag queen sono richiestissime, tutti vogliono la foto ricordo e loro non si negano manco a pagarle: Jenny Random è uno schianto, alta come una betulla e tutta leopardata testa compresa; Sheila le sta dietro, azzurra nuvolona: un lottatore di greco romana vestito da fata turchina. Grande. Sorride Valentina, 32 anni, di Ferrara, che un tempo era uomo: un sobrio vestituccio e capelli biondi. E' psicologa, lavora in un centro di cura per le nuove dipendenze, si occupa dei gruppi di auto-aiuto per giocatori d'azzardo: «Di me sanno tutto i miei colleghi e senza problemi, ma non i pazienti». Le farfalle svolazzano e vengono intervistate dai 4 redattori in tuta rosa del programma «Good as you» (acronimo di gay), un canale di Tele + dedicato agli omosessuali: sono due gay, un trans, una lesbo e stanno girando uno special sul Pride padovano. «Hai mai usato il dildo?», ti chiedono a bruciapelo. E tu: gulp, rispondi davanti alla telecamera. Passano quelle di Bologna (l'Arcilesbica lì ha 600 iscritte) con Barbara, 39 anni, commerciante, in testa: «Troppa polizia», lamenta. Ma soprattutto ci sono loro, i migliori: l'angelo bianco e l'angelo nero. «Siamo cani sciolti», dicono Marco e Marco, l'uno, 40 anni, di Torino, barista, torso nudo e ali grandi, nere; l'altro, 29 anni, di Milano, impiegato, short perlati, stivali da moto bianchi e ali grandi, candide. Belli, ironici. Così conciati, nello sfilare davanti all'edicola di corso del Popolo, Marco chiede a Marco: «Compri tu Quattroruote?». Ogni passo qualcuno li ferma e giù scatti: posso? qui in mezzo a voi? E via. «Lo diresti che sono timido da matti?» butta lì l'angelo nero. E si fa una risata.


IL MATTINO DI PADOVA
9 GIUGNO

Tra gli estremisti con le svastiche
«Dobbiamo reagire,
loro non possono
adottare i bambini»

Simonetta Zanetti

PADOVA. «Un grosso successo, che non ha nulla da invidiare alla vergognosa parata omosessuale». Così Paolo Caratossidis, segretario veneto di Forza Nuova, definisce il «suo» corteo che ha manifestato contro il Gay Pride. «E questa è anche la risposta a quel manipolo dei centri sociali che pensava di spaventarci» prosegue Caratossidis.
«Finalmente la società comincia a svegliarsi e a reagire alla subcultura omosessuale. Non permetteremo mai che le coppie di fatto arrivino a godere degli stessi diritti di quelle tradizionali, che ricevano contributi o che addirittura possano adottare dei bambini: l'Italia ha bisogno di difendere le sue tradizioni e i padovani hanno dimostrato di essere al nostro fianco».
Caratossidis è un fiume in piena: «Hanno permesso che una banda di transessuali depravati insidiasse l'arrivo dei pellegrini a pochi giorni dalla festa del Santo, macchiando l'onore e la dignità della città e né la Curia né il clero hanno avuto il coraggio di prendere posizione, scegliendo la via dell'apertura a improbabili diritti e lasciando proliferare pericolosi permissivismi che mettono in discussione il primato dei valori della nostra civiltà».
Ai lati della strada la gente guarda il corteo della destra con preoccupazione. «C'è da avere la pelle d'oca: sotto questa linea politica abbiamo già sofferto le pene dell'inferno», dicono Antonio e Maria. «L'unica consolazione è che è una manifestazione pacifica, speriamo finisca presto». «E' un insulto che cantino l'inno di Mameli» aggiunge Marta. «Così come il logo, che richiama chiaramente la svastica, è un oltraggio alla memoria storica». Vicino a lei Roberta non crede ai suoi occhi: «Il fatto che siano tutti ragazzi giovani mi fa pensare che si tratti di un'intemperanza dovuta all'età: tra loro non vedo casalinghe, anziani o adulti, quindi ne deduco che in questo corteo non ci sia il vero polso della società. Certo che fa impressione». «E' una vergogna» aggiunge Simona. «Sono tutti giovani che chiedono di essere liberi, di poter fare quello che vogliono, ma di fronte alla libertà degli altri protestano, insultano i gay, ma chiedete ai maschietti che sono lì in mezzo se l'idea di due donne che si baciano fa veramente schifo...».


IL MATTINO DI PADOVA
9 GIU

«Noi, i veri duri contro il lassismo»
Gli ultrà di Forza Nuova
sfilano nel silenzio del Prato
Né musica né canti, la gente guarda attonita e impaurita

di Cristina Genesin

PADOVA. Né musica. Né canti. Silenzio, passano loro, quelli di Forza Nuova. La gente assiepata ai bordi della strada guarda. Stupita. Attonita. Sconvolta. Due turisti francesi sussurrano: «Ils sont fascistes». La nuova gioventù - teste rasate, qualche pezzo di catena che spunta dalla giacca, magliette nere o con la scritta «militia» - urla a squarciagola contro il «lassismo dei costumi e la marmaglia di pervertiti che sfila a meno di un chilometro». E urla sempre di più «unica avanguardia contro la depravazione omosessuale».
«Il 25 aprile l'abbiamo fatta grossa, ci siam puliti il culo con la bandiera rossa». Agitano la bandiera: quella giusta con il tricolore e l'effigie del Duce stampata in mezzo perché, come cantano i giovani forzanovisti, «Me ne frego di morire sventolando il tricolore». Prato della Valle, ore 17,30. Il corteo di Forza Nuova è pronto a marciare. Numeroso. Affollato ogni oltre previsione: 600 militanti per la questura. Un migliaio, garantisce Roberto Fiore il leader e segretario nazionale del movimento di estrema destra che guida il lungo serpentone. Accanto a lui facce note: l'avvocato Roberto Bussinello, ex candidato a sindaco di Verona, un lungo elenco di clienti illustri (l'ufficiale delle Ss Erich Priebke e l'ex colonnello Amos Spiazzi coinvolto nell'inchiesta della Rosa dei venti, una condanna all'ergastolo in primo grado per la strage alla questura di Milano del '73), Paolo Caratossidis, responsabile regionale di Forza Nuova, il leader del Fronte Veneto Skinheads Paolo Motta e gli ultras del «Fronte Opposto». In testa rullano i tamburi per scandire gli slogan dietro allo striscione «Identità e tradizione» bollato con la croce celtica. E grida la nuova gioventù, mostrando orgogliosa il saluto romano: «Non ne possiamo più di questa corruzione, la gioventù risorge per la tradizione». Il capocorteo armato di megafono dà il via ai cori. E metro dopo metro il canto si fa più forte. E più offensivo. «Se la f... non ti piace, fai la fine di Versace». Si entra nel vivo. Nel tema. Orgoglio gay? Vergogna nazionale, ribattono i giovani forzanovisti. Sono arrivati in tanti. Da tutt'Italia. Da Vicenza. Da Verona. Da Velletri. Dal Lazio e dall'Umbria. Da Varese e da Torino. Massiccia la presenza padovana e tra loro anche ragazze. Fidanzatissime di giovani nerboruti e tatuati forzanovisti. Ma convinte militanti. Ammette Silvia, 16 anni, tre amiche al seguito: «Gli omosessuali? Sono contraria. Non mi sembrano un bell'esempio per i figli». Tutti gli altri zitti: l'organizzazione è militare. E dall'alto è arrivato l'ordine: nessuna dichiarazione ai giornali.
Il corteo è lungo quando s'infila in via Umberto Iº per raggiungere la questura, la curva dove fare dietro front e tornare in Prato. Spiega Fiore: «Non vogliamo che l'Italia diventi come i paesi anglosassoni dove le lobby omosessuali hanno preso in mano il mondo dei media e dell'educazione». I più giovani hanno 15, 16 anni. La media è sui 20, 25 anni. E poi c'è qualche volto più attempato. I forzanovisti sventolano i vessilli, bandiere rosse con la sigla in nero: un'effe e una enne incrociate a formare una croce uncinata. Stringono al petto gli striscioni senza esprimere troppa fantasia: «Culattoni paraculati» oppure «L'Italia ha bisogno di culle non di culi». Tutt'intorno carabinieri in tenuta anti-sommossa. E tanta polizia. La blindatura è massiccia. Ogni strada, ogni angolo di piazza, ogni via laterale è presidiata per impedire, bloccare, evitare contatti tra forzanovisti e centri sociali. Caratossidis lo aveva promesso alla partenza: «Non accetteremo provocazioni. Siamo noi i rappresentanti di Padova». Noi, gridano. E non loro, i «froci». Ma tra froci, transessuali, lesbiche e immigrati non fa grande differenza.
La nuova gioventù canta: «Fratelli d'Italia... Dell'elmo di Scipio s'è cinta la testa». Loro sì che l'inno nazionale l'hanno imparato. Poi tornano gli slogan: «Ce le freghiam della galera, camicia nera trionferà». Vogliono esprimere il loro credo: «Dio, patria e famiglia». «Sieg heil» intonano, il mai dimenticato saluto nazista. Sale la tensione. «Boia chi molla» ordina il capocorteo. Applausi anche dal gruppo del «fronte veneto Skinheades». E risposta: «Ca-sa-ri-ni o-mo-sessua-le». Si ritorna in Prato, per il comizio. Caratossidis non perdona il vescovo Mattiazzo: «Nemmeno la Curia e il clero hanno condannato la perversione». Per lui l'omosessualità «rende l'uomo simile alla bestia». L'avvocato Bussinello s'entusiasma di fronte ai «meravigliosi camerati». Si richiama al vento che spira in Europa, a quel 18 per cento conquistato da Le Pen. L'ultima parola spetta al leader Roberto Fiore: «Dopo Roma e Verona, ora siamo a Padova per impedire che le nostre sacre città siano violate». Il popolo in nero applaude. La «festa» è finita.